giovedì, 19 Febbraio 2026

Disturbi del comportamento alimentare, la dottoressa Salvetti avverte gli atleti












Nella giornata nazionale dei disturbi del comportamento alimentare (celebrata con il fiocchetto lilla) abbiamo intervistato la dottoressa Gaia Salvetti, laureata in Scienze Motorie e Sportive, in Scienze Dietetiche e Specializzata in Nutrizione Sportiva

  • Dottoressa, cosa si intende per Disturbi del comportamento alimentare

I Disturbi del Comportamento Alimentare (o DCA), recentemente definiti Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA), sono psicopatologie caratterizzate da un’alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e le forme del corpo.

  • Da quanto tempo si è cominciato a definire il settore dei DCA?

La prima diagnosi di anoressia risale al 1689 ma è solo negli anni Settanta che essa si afferma come un vero e proprio disturbo alimentare. Il terrore di ingrassare e il “vedersi grasso”, associati a un reale sottopeso, è stato definito esplicitamente come anoressia nervosa

soltanto dal 1900.

  • Spieghiamo se si tratta di un qualcosa di circoscritto o se i numeri ci stanno spingendo verso un’emergenza?

I disturbi alimentari possono colpire individui di ogni età, genere, orientamento sessuale, etnia e area geografica. ha l’età d’esordio più bassa, più alta invece nella <nervosa o nel disturbo da alimentazione incontrollata. L’esordio di un DNA è maggiore tra i 15 e i 18 anni, con maggiore

dott. ssa Salvetti

incidenza del sesso femminile. A livello globale, la prevalenza dei disturbi alimentari è stimata in aumento del 25%, ma solo il 20% circa di queste persone tende a chiedere aiuto ed è disposto a seguire un percorso di cura.

  • Nello sport ci sono attività che mettono più a rischio DCA?

Certamente. Vi sono diverse tipologie di sport che sono maggiormente esposte. Gli sport cosiddetti estetici (la danza, il nuoto sincronizzato e la ginnastica artistica), gli sport che prevedono una categoria relativa al peso (il pugilato e le arti marziali), gli sport chenecessitano di strutture minute e peso corporeo basso (il ciclismo e nell’equitazione), gli sport che mettono in evidenza la massa muscolare (più frequente la dismorfofobia nel body building).

  • Nel calcio esistono casi di DCA? 

Soprattutto nel calcio femminile. Secondo un sondaggio tra le calciatrici che hanno partecipato a uno studio condotto dalla FIFPRO per monitorarne la salute, un’atleta su cinque ha sofferto di disturbi alimentari nell’arco di un periodo di 12 mesi.

  • I DCA nascono da comportamenti individuali o sono scatenati dagli ambienti circostanti?

Entrambi. Si è visto come il ruolo genetico abbia un ruolo importante. Ma sicuramente ci sono circostanze che possono facilitarne l’insorgenza. L’estetica sportiva è una di queste. La pressione extra esercitata dai coach, dalla famiglia e dai compagni di squadra per raggiungere determinate prestazioni può contribuire a livelli estremi di perfezionismo e competitività. Quando un atleta viene premiato per la sua competitività, per aver perso peso, per aver vinto o per aver fatto un nuovo record, questa lode può innescare, rinforzare o normalizzare pensieri e comportamenti relativi al disturbo alimentare.

  • Si possono individuare sintomi iniziali quali spie del problema?

Certamente. Una perdita/aumento di peso repentina, un rapido declino/aumento dell’assunzione di cibo, il parlare in continuazione di cibo, peso e dimensioni del corpo, un abuso di pillole dimagranti, lassativi o diuretici, il mangiare di nascosto, nascondere il cibo e sentirsi fuori controllo quando si tratta di cibo, il negare problemi relativi al cibo e all’alimentazione. Fino ad arrivare alle complicanze della salute.

  • A livello nazionale o internazionale ci sono particolari localizzazioni geografiche?

A livello globale, si stima che oltre 55 milioni di persone soffrano di disturbi alimentari, di cui 20 milioni risiedono in Europa. In Italia si registrano circa 3 milioni di casi, pari a circa il 5% della popolazione. I dati riportati sono in crescita, complice l’impatto della pandemia di Covid-19. Ad esserne colpita è principalmente la popolazione femminile con un rapporto tra femmine e maschi di circa 9 a 1.

  • Cosa fare se si sospetta un DNA in ambiente scolastico/sportivo/familiare?

Rivolgersi a figure professionali, come Dietista e Psicologo. Senza paura, senza vergogna. Parlarne con Allenatori, Familiari, Amici. Anche se il problema è in una fase iniziale, o non sembra essere ancora grave, è meglio prevenire lo sviluppo, lento e silenzioso, di queste malattie. Si parla in primis di anoressia e bulimia, ma ci sono tante manifestazioni del DNA/DCA.

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