Storia del Comitato Regionale Lazio – Capitolo XIV

[gn_heading style=”2″]1946-1947[/gn_heading]

[gn_dropcap style=”1″ size=”5″]N[/gn_dropcap]ei primi anni del Dopoguerra il calcio da’ vita ad una struttura federale non più centralista, che nella stagione 1946-47 porta alla nascita delle Leghe Interregionali (quella centrale comprende oltre al Lazio anche Emilia, Marche, Toscana, Umbria, Abruzzi e Sardegna) mentre la F.I.G.C. detta alcune regole per la composizione dei Consigli Direttivi delle stesse Leghe Regionali, che restano in carica due sole stagioni. I presidenti, i segretari e i cassieri, per necessità di funzionamento dell’Ente, d’ora in poi devono risiedere nella località dove ha sede la Lega e la nomina del segretario e del cassiere può avvenire tanto per diretta elezione dell’assemblea, che per designazione dello stesso Consiglio Direttivo; in questo secondo caso la persona dev’essere scelta tra i cinque consiglieri eletti.

L’assemblea elettiva delle società laziali si tiene il 3 settembre 1946 e conferma alla prima votazione nelle cariche di presidente e segretario Rodolfo Bevilacqua e Enrico Baldani, mentre l’elezione degli altri quattro membri del direttivo viene invalidata dal Consiglio Federale per un’irregolarità formale. Nella seconda assemblea elettiva, che si tiene il 12 novembre, sono eletti Eugenio Tinelli (responsabile del Comitato Romano), Armando Pipparelli, Giuseppe Di Tommaso, Walter Crociani, costretto a lasciare la carica per motivi personali, e Carlo De Pità, rappresentante del C.A.R., la Commissione Arbitri Regionale, tornata sotto l’ala dell’A.I.A.. Ricorsi e nuove votazioni si registrano anche nel Comitato Viterbese perché l’assemblea del 27 gennaio è annullata dalla Lega Regionale dopo la presentazione di un ricorso. Nella nuova votazione del 2 marzo Enrico Marzi è eletto presidente, carica che manterrà per lunghissimo tempo, mentre Aldo Carbonetti diventa delegato C.A.R..

L’attività delle Lega Regionale Laziale si allarga alla base, arrivando a formare, nella provincia di Latina, un intero girone di II Divisione, sia pure composto da sole sette squadre, e ad istituire la I Coppa Lega Regionale, intitolata ad Attilio Ferraris e aperta alle società di I e II Divisione. La vince il Frascati, che nella finale del 3 agosto supera 2-1 la Romana Gas. La I Divisione ha una struttura ben definita (tre gironi da 14 squadre ciascuno, 42 partecipanti in tutto) mentre la II Divisione si conforma in base al numero di squadre partecipanti. Sono cento le squadre che si al campionato 46-47; vengono formati dieci gironi, la cui composizione varia tra le 8 e le 11 squadre. Tuscania, S.Lorenzo e Nettuno vincono i tre gironi di I Divisione, ma è la squadra viterbese a diventare campione laziale. Alle finali regionali accedono anche Aurelia, Anzio e Portuense, con quest’ultima che contende al Tuscania il successo finale, chiudendo il girone al secondo posto con 13 punti, contro i 15 dei viterbesi, che vincono sette incontri su nove, perdendo gli altri due. Per meriti sportivi, sono ammesse in serie C anche l’Aurelia e la Tirrena, la nuova società che nasce nell’estate del 1947 dalla fusione di Anzio e Nettuno, grandi protagoniste della stagione.

Le fortune (o meglio le sfortune) di questa unione dureranno, però, appena una stagione perché nel campionato di C del 1947-48 il club finisce all’ultimo posto del girone P (formato anche da Tivoli, Castelsarda, Civitavecchia, San Lorenzo, Ostiense, Stefer, Albatrastevere, Latina, Sora, Frosinone, Poligrafico, Almascalera, Civita Castellana, Torres e Aurelia) dopo un finale di stagione travagliato, ma anche lodevole sul piano del comportamento sportivo per il club tirrenico. La retrocessione del Tirreno porterà, nell’estate del ’48, allo scioglimento del sodalizio e riporterà Anzio e Nettuno (entrambe otterranno senza problemi un posto nel campionato) al punto di partenza, ovvero a far viaggiare calcisticamente le due cittadine ognuna per proprio conto.

[gn_dropcap style=”1″ size=”3″]P[/gn_dropcap]roprio l’Anzio si rende protagonista in negativo di un increscioso episodio che accade il 3 marzo 1947. Persone legate a vario titolo alle società sportiva si recano a Roma, nella sede della Lega in via Colonna Antonina, per protestare per presunti torti subiti. L’incontro degenera in atti di violenza e di intolleranza che spingono il presidente Bevilacqua a prendere provvedimenti a carico dell’Anzio. “La Lega Regionale – si legge nel comunicato emesso il giorno dopo – sentita la relazione del presidente in merito agli incidenti verificatisi nei locali della Lega nella giornata di lunedì 3 marzo 1947, decide di usare la mano pesante, squalificando il campo dell’Anzio a tempo indeterminato, di chiedere il risarcimento dei danni e di adire a vie legali nei confronti dei colpevoli”. Nel comunicato si ridabisce anche a volontà di “non cedere ad intimidazioni, minacce o violenze, con le quali si tentasse di continuare metodi superati dall’avvento di una sana e benintesa libertà che consenta, oltre il ricorso agli Enti Federali superiori, previsto dai Regolamenti, la libera critica e discussione nelle assemblee federali;  di esigere il rispetto dovuto a chi, nella esecuzione del mandato conferito dalle assemblee delle Società e degli Arbitri, opera nella serena coscienza, di un dovere compiuto al servizio della buona causa sportiva;  di impedire che da parte di chiunque lo sport venga abbassato al livello di una manifestazione di violenza”.

In un secondo momento, il 18 marzo, la Lega Regionale, registrando la presa di posizione degli altri dirigenti tirrenici che, anche a mezzo stampa, prendono  immediatamente le distanze dai fatti, sposta il tiro e addossa tutta la responsabilità  ad alcuni tifosi. L’impianto di gara resta comunque squalificato per due turni e la società multata di 20.000 lire. L’episodio, sia pure ridimensionato, rappresenta il segnale più grande del malessere che il calcio vive in questi anni, dentro e fuori dal campo. Le aggressioni agli arbitri, le intimidazioni e gli atti di violenza spingono la F.I.G.C. a intervenire con un lungo comunicato datato 11 marzo, sulla gestione della disciplina sui campi e invita le Leghe Regionali al massimo rigore. Così, il 1 aprile 1947, il presidente Bevilacqua decide di pubblicare un telegramma della F.I.G.C. dal seguente tenore: “Perdurando gravi incidenti contro arbitri, commissari et squadre ospitate, richiamo attenzione Enti Federali giudicanti prima et seconda istanza necessità assoluta applicazione severi et energiche sanzioni disciplinari escludendo senza titubanza dall’ulteriore attività giuocatori, società colpevoli violenze od atti gravi indisciplina ricorrendo preferenza provvedimento squalifica campi anche temporaneamente anziché applicazione multe inoperanti anche se elevate”.

[gn_heading style=”2″]1947-1949[/gn_heading]

[gn_dropcap style=”1″ size=”3″]L'[/gn_dropcap]’assemblea Nazionale della F.I.G.C. che si svolge a Perugia nel luglio del 1947 getta le basi  per l’introduzione di una ulteriore riforma, che verrà messa in atto un anno dopo, quando a Firenze si terrà l’assemblea straordinaria che modificherà il vigente regolamento. In Umbria viene sciolta la Sezione Propaganda e istituita la Lega Giovanile. I Comitati Locali S.P. vengono quindi a decadere e alle società appartenenti è concessa la possibilità di affiliarsi alla F.I.G.C. o alla nuova Lega Giovanile. Molte società prima appartenenti alla Sezione Propaganda scelgono di affiliarsi principalmente alla neonata Lega Giovanile, che nel Lazio sarà fatta cresceta da Raffaele Grandi. Soltanto una minima parte, invece, decide di entrare nei ranghi federali. L’istituzione della Lega Giovanile (in data 15 settembre 1947) crea, però, dei problemi all’organizzazione federale, che deve fare i conti con sovrapposizione di campionati e conflitti di competenze che si protrarranno negli anni. Contemporaneamente alla Lega Giovanile, gestita da un Comitato Centrale, sono istituiti, al di sotto dei Comitati Regionali, dei Comitati Provinciali che nell’organizzazione (e negli uomini, spesso) ricalcano i Comitati Locali della Sezione Propaganda. A Roma emerge una figura che sarà pietra miliare nella storia del calcio giovanile e non solo, quella di Aldo De Juliis che per tantissimi anni sarà presidente del Comitato Provinciale. Anche al di fuori della provincia di Roma, ci sono figure che si impongono all’attenzione delle società nelle altre quattro province, diventando personaggi storici per i rispettivi comitati: Enrico Marzi, Angelo Marchetti, Roberto Ciccaglioni, Domenico Francioni, Michele Serratore, Lorenzo Donati, Domenico Mancinelli, Antonio De Bernardis.

I Comitati Provinciali della Lega Giovanile ufficialmente si costituiscono come enti autonomi (il sistema di affiliazione, associazione e tesseramento è ben diverso da quello dei dilettanti) ma in alcuni casi la nascita dei Commissariati Provinciali della Lega Regionale, porta quest’ultimi a sovrapporsi agli organismi della Lega Giovanile. Lo sdoppiamento delle strutture federali genera rapporti conflittuali o concorrenziali, che incidono nell’organizzazione dei campionati Juniores e Ragazzi, affidati alle Leghe Regionali.

[gn_dropcap style=”1″ size=”3″]L[/gn_dropcap]a riforma federale investe anche i campionati. Nasce la categoria dei calciatori professionisti, mentre nei dilettanti viene istituito il campionato di Promozione, che ha carattere interregionale e va a frapporsi tra la serie C e la I Divisione, declassata a campionato regionale. La Promozione, antesignana della serie D, garantirà, a partire dalla stagione 1948-49, ventiquattro posti per le leghe, cioè almeno uno per ogni regione, anche se al Lazio ne toccheranno ben quattro. Per preparare l’entrata a regime del nuovo campionato di Promozione, il Consiglio Direttivo della Lega Laziale decide di aumentare da tre a quattro i gironi del campionato di I Divisione. Tre dei quattro raggruppamenti sono formati da 15 squadre, uno da 13. A vincerli sono Torpignattara, Frascati, Formia e la Romana Gas, con quest’ultima che diventa campione regionale dopo aver prevalso anche nel girone finale a quattro, subendo un solo gol nell’unico pareggio conseguito.

Per contrastare la sempre più crescente attività ricreativa messa in piedi dagli enti di promozione sportiva, che fioriscono in Italia nei primissimi anni post-bellici, si gioca anche il campionato Amatori, formato da un girone da otto squadre ed uno da nove in provincia di Roma, e uno da otto in provincia di Viterbo. S’intensifica anche l’attività della Rappresentativa, che si divide in quattro; viene formata una squadra per ogni girone di I Divisione, affidata ad un consigliere: Baldani è responsabile della A (allenatore Pallotta), Di Tommaso della B (allenatore Bramante), Tinelli della C (Lommi in panchina) e Pipparelli della D (il tecnico è Sica).

L’assemblea federale straordinaria fiorentina del 1 e 2 luglio 1948 conferma Ottorino Barassi presidente della F.I.G.C. per acclamazione e approva i cambiamenti. Il Consiglio Nazionale diventa Consiglio Nazionale delle Leghe, vengono mandate in vigore le nuove Norme federali (Statuto, Regolamento organico e Regolamenti annessi stilate da una commissione di esperti) che mutano il sistema elettorale delle Leghe Regionali, portando da due a quattro gli anni del mandato dei consigli direttivi, eletti direttamente dalle società o dai loro delegati. La F.I.G.C. istituisce il premio “Pionieri del calcio”, assegnato a quei dirigenti ancora in vita che hanno fatto la storia del calcio in Italia. Ricevono il “distintivo d’onore” Guido Baccani, Alberto Cinti, Edoardo Caroncini, Porfirio Ciprari, Antonino Sidoti. In un secondo momento all’elenco verrà aggiunto anche il nome di Olindo Bitetti, primo presidente del Comitato Laziale ed ex dirigente della Lazio.

[gn_dropcap style=”1″ size=”3″]N[/gn_dropcap]ell’assemblea federale il presidente della Lega Laziale, Rodolfo Bevilacqua, viene eletto nel Consiglio Nazionale della F.I.G.C. insieme a Moreno Trento, altro dirigente romano. Bevilacqua resta comunque presidente della Lega Regionale, che il 7 agosto del 1948 elegge il primo consiglio che resterà in carica quattro anni. A comporlo sono sette elementi, compreso il presidente. Alle conferme di Enrico Baldani, Eugenio Tinelli, Giuseppe Di Tommaso (nominato cassiere), Armando Pipparelli (che diventa segretario) e Carlo De Pità, ancora il fiduciario degli arbitri nella Lega (carica che ricoprirà per tre stagioni di fila) si aggiunge la prima nomina di Giuseppe Arnaldi. L’attività agonistica segna un ulteriore passo in avanti con le nuove affiliazioni di Montecompatri, Capranica, Torre Maura, Vigor Acquapendente e della rinata Anzio, riammessa alla I Divisione dopo la scissione dal Tirreno, che torna ad essere As Nettuno; il Frascati si fonde con la Tuscolana e dà vita all’A.S. Frascati, l’Almascalera, invece, diventa semplicemente Almas.

La nascita del campionato di Promozione Interregionale (che non è di competenza delle Leghe Regionali), porta a ridisegnare la I Divisione, alla quale prendono parte ben 56 formazioni divise in tre gironi: due da 18 e uno da 20 squadre. L’Anzio vince il girone A; l’Artiglio il B e il Casilina il girone C: tutte e tre ottengono il passaggio nel nuovo campionato di Promozione. L’Anzio vince anche le finali e si laurea campione regionale. In Promozione salgono anche le Fiamme Gialle, che vincono i play-off per assegnare il quarto posto spettante alla Lega Regionale Lazio. La II Divisione è invece composta da otto gironi, ognuno formato da dieci squadre.

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