Zarelli, nel CR sono a casa mia

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Alla vigilia dell’Assemblea Ordinaria Elettiva, ripubblichiamo l’intervista che il presidente Melchiorre Zarelli ha rilasciato qualche tempo fa a Calcio Illustrato, la rivista ufficiale della Lega Nazionale Dilettanti, in occasione della celebrazione dei suoi 10 anni di presidenza del Comitato Regionale Lazio.

[gn_dropcap style=”1″ size=”3″]C[/gn_dropcap]i sono traguardi, nella vita di ogni persona, che lasciano davvero il segno, che consentono di superare il sottile filo che separa l’ordinario dallo straordinario. Quello raggiunto dal presidente del Comitato Regionale Lazio, Melchiorre Zarelli, è sicuramente uno di quei traguardi che vanno ricordati, che vanno celebrati. Dieci anni ininterrotti di presidenza costituiscono, infatti, un punto d’arrivo importante. Ma anche un punto di partenza per altri lidi, altri traguardi da raggiungere. Zarelli, uomo di profonda formazione cattolica, in questo 2012 entra nel “gotha” del calcio laziale, e diventa il terzo presidente della centenaria storia ad avere una carriera dirigenziale così longeva che, legata anche ai 10 anni trascorsi come segretario, ne fanno uno deigli uomini più radicati nel movimento calcistico federale del Lazio.

Presidente, sono passati oltre dieci anni da quel 22 febbraio 2002, quando fu eletto per acclamazione dall’assemblea delle società del Lazio.

“Un tempo lungo, che è volato prima di quanto immaginassi. Sembra ieri quando ricevetti l’abbraccio del presidente Tavecchio subito dopo la mia elezione. Un’emozione che ancor oggi ricordo benissimo, ma che ho subito messo da parte, com’è nel mio carattere”.

E che ha dato il via a un percorso importantissimo nella storia del calcio laziale.

 “E’ vero, la mia presidenza è coincisa con alcuni passaggi fondamentali nel lunghissimo percorso del nostro calcio. Ho avuto la fortuna di celebrare i 100 anni di vita del Comitato, e da sola questa ricorrenza potrebbe bastare a segnare la mia presidenza”.

Invece, ci sono tantissimi altri momenti che hanno caratterizzato i suoi primi dieci anni.

“Già, ma ricordarli tutti diventerebbe difficile. Anche perché il mio percorso nel Comitato Regionale è infatti iniziato molto prima che diventassi presidente. Ha preso il via con il compianto Antonio Sbardella, al quale sono stato al fianco per dieci anni come segretario.”

Restiamo aI dieci anni della sua presidenza. Ricchi di soddisfazioni, ma anche con qualche momento difficile.

“E come potrebbe essere altrimenti. Siamo persone, non macchine, e questo significa che la nostra vita non può essere pianificata. Qualche intoppo c’è sempre”.

L’intoppo, come lo chiama lei, risale alla prima metà del 2007.

“L’anno più difficile della mia presidenza, ma anche il più bello al tempo stesso. La vicenda Lupa Frascati ha segnato molti mesi di quell’anno, ma la sentenza finale della Corte di Giustizia Federale, che mi assolse da ogni addebito di irregolarità nell’iscrizione del club al campionato, è stata la gioia più grande”.

Che forse ha spazzato via amarezza e voglia di mandare tutto al diavolo.

“L’amarezza sicuramente, la voglia di mollare no, quella non c’è mai stata. Ho trascorso parecchie notti senza dormire, non pensavo possibile vivere quella vicenda, la trovavo incredibile. E’ stato grazie all’aiuto della mia famiglia e al sostegno dei consiglieri del Direttivo, che mi scrissero una bellissima lettera di stima che ancora oggi conservo, trovai subito la forza per reagire.”

Veniamo al calcio giocato. Il Lazio in 10 anni di presidenza Zarelli ha organizzato tre volte il Torneo delle Regioni…

“Un altro grande attestato di stima, che il presidente Tavecchio ha voluto farci. Evidentemente, siamo sempre riusciti a proporci come interlocutori seri e affidabili. Soprattutto l’ultima edizione del Torneo delle Regioni ci ha dato una grandissima soddisfazione. E il merito è di tutti i nostri collaboratori, che in quei pochi ma intensi giorni hanno dato il massimo”.

Anche con le istituzioni è stato instaurato un ottimo rapporto con il Cr Lazio.

“Certamente. E’ un ulteriore segnale di come il nostro Comitato riesca a interloquire con autorevolezza anche con Comune, Provincia e Regione, che lavorano capillarmente sul territorio e a contatto con la gente”.

Veniamo al calcio giocato. Alle società lei ha dato parecchio, sul piano delle innovazioni

“E’ per via del mio carattere iperattivo, sempre proteso alla ricerca delle novità. Per natura sono curioso, e quindi mi spingo a cercare di cambiare le cose per migliorarle. Insieme al Consiglio Direttivo, in tutti questi anni il nostro intento è sempre stato quello di offrire nuove motivazioni, nuovi motivi di interesse”.

A giudicare delle attenzioni che il calcio dilettantistico riscuote a Roma e nel Lazio, con tante tv, radio e siti internet che seguono giornalmente l’attività, c’è proprio riuscito.

“A facilitare le cose è sicuramente stata la grande evoluzione tecnologica, che favorisce la comunicazione; ma l’introduzione dei play-out, di format unici per tutti i campionati giovanili, la qualificazione degli stessi campionati sono innovazioni che hanno ridato slancio a tutta l’attività”.

Un riscontro viene da risultati conseguiti dalle squadre laziali in ambito nazionale.

“Cinque titoli italiani vinti dalle nostre squadre nel campionato Juniores e i tre vinti nelle categorie Allievi e Giovanissimi sono il miglior riscontro al salto di qualità che è stato fatto. Erano tantissimi anni che il Lazio non otteneva risultati così prestigiosi”.

Otto scudetti con le squadre di club e quattro con le Rappresentative Regionali…

“Titoli portati in dote soprattutto dal calcio femminile e dal calcio a 5, due settori ai quali abbiamo dato attenzioni particolari con l’intento di farli crescere. In particolare nel calcio a 5 abbiamo puntato molto sui giovani. Siamo stati il primo Comitato in Italia a istituire un campionato Under 21 sia maschile che femminile. Due novità che hanno portato enormi benefici a tutto il movimento, al punto che oggi le squadre possono inserire quattro under 21 nelle liste gara del campionato di C1”.

A proposito di giovani, il Lazio è sempre più verde

 “E’ la nostra filosofia: dare spazio ai ragazzi, vogliamo offrire loro l’opportunità di giocare. Non a caso, abbiamo portato a quattro il numero dei giovani in campo, rispetto ai tre previsti dalla Lega”.

Anche il suo spirito di lavoro è molto “verde”.

“Lo ripeto, è nel mio carattere. Che riconosco non essere facile. A volte vado così di corsa che in pochissimi riescono a starmi dietro, e questo un po’ mi dispiace. Anche se mi rendo conto che non sempre è possibile essere in sintonia con me, verso le società abbiamo il dovere di essere efficienti, reattivi e propositivi”.

Dieci anni da presidente, ed ora?

“Ora sono qui, a disposizione delle società. Io sono felice di poter essere utile a loro, e non pretendo di essere simpatico a tutti. Ma qui nel Lazio, pur non essendo nato qui, mi sento a casa. Il calcio laziale è la mia famiglia, e anche se qualche sirena in passato ha cantato per me, non sono mai stato attirato da altre cariche”.

Anche perché c’è ancora un progetto da portare a compimento…

“Parla della nuova casa del calcio laziale. Un progetto che spero verrà realizzato nel giro di un paio di anni. Ecco, sarebbe davvero la ciliegina sulla mia torta di saluto, sempre che le società mi vogliano ancora qui per i prossimi quattro anni”.

[gn_highlight bg=”#DDFF99″ color=”#000000″]LA SCHEDA[/gn_highlight]

Nato a Bassano del Grappa, Zarelli è il ventesimo presidente del Comitato Regionale Lazio. Arbitro prima e dirigente di società dopo, si è formato come dirigente federale alle scuole di Filippo Jacinto e Alfio Branda. Esperienze fortissime, che hanno trasmesso al dirigente gran parte del suo conoscere federale. Zarelli è stato segretario del Comitato Interregionale proprio con Alfio Branda, mentre Pippo Jacinto lo ha voluto con se come collaboratore federale dopo la lunga e intesa attività arbitrale svolta sui campi del Lazio e non solo.

Nel 1992 è diventato segretario del Comitato Regionale Lazio, voluto al suo fianco da Antonio Sbardella al momento dell’inizio del suo mandato di presidente del calcio laziale. Uomo di profonda fede cattolica, laureato e dal carattere forte, toccando i dieci anni è diventano uno dei presidenti più longevi della centenaria storia del calcio laziale. Soltanto Filippo Jacinto ha trascorso più anni consecutivi alla guida del Comitato (venti esatti), mentre Enrico Baldani e Antonio Sbardella hanno raggiunto i dieci anni di presidenza; il primo lo ha fatto in due periodi distinti, mentre il predecessore di Zarelli lo è stato per due mandati e mezzo consecutivi.

[gn_highlight bg=”#DDFF99″ color=”#000000″]ZARELLI STAGIONE DOPO STAGIONE[/gn_highlight]

2002 

Nell’estate del suo primo mandato Zarelli cambia sede al Comitato Regionale, trasferendolo in locali più ampi e funzionali e dove si trova ancora oggi. Per ricordare la figura del suo predecessore, viene organzzato, a Fiumicino, il torneo internazione Antonio sbardella, a cui prende parte la Slovenia.

2003

Il Lazio, dopo diciotto anni, torna ad organizzare il Torneo delle Regioni a Fiuggi. E’ un grande successo organizzativo, oltre che uno sforzo che mette in risalto le capacità del Cr Lazio. Dopo 10 anni, poi, una squadra laziale (il Tor di Quinto) torna a vincere il titolo italiano nella categoria Juniores.

2004

Nel mese di giugno vengono istituite per la prima volta le Benemerenze regionali, un riconoscimento che il presidente Zarelli vuole dare hai dirigenti di società più fedeli. Il primo appuntamento è nel castello di San Polo dei Cavalieri. Poi, le latre location scelte spaziano dall’Abbazia di San Nilo a Grottaferrata a Palazzo Chigi ad Ariccia, dalle Scuderie Aldobrandini a Frascati fino alla suggestiva terrazza di Villa d’Este a Tivoli.

2005

Varata la riforma del campionato Juniores, viene organizzato un grande meeting sui “valori dello sport” al Palaghiaccio di Marino, a cui prendono parte ben cinquemila ragazzi under 18. Nasce il Torneo Internazionale Roma Caput Mundi.

2006

Per la prima volta la Rappresentativa Regionale Juniores del Lazio varca i confini italici e prende parte ad un torneo internazionale in Grecia. Scompare il vicepresidente Ruggero Lopopolo, e in sua memoria vie e istituito il torneo del Tirreno, riservato alle Rappresentative regionali di Prima e Seconda categoria.

2007

Il Lazio organizza per la seconda volta il Torneo delle Regioni (per la prima e unica volta articolato su due stagioni) e la Rappresentativa Regionale Femminile infrange un tabù, vincendo per la prima volta il titolo italiano. Vengono ampliati i gironi del campionato di Promozione, che passa dalle 16 squadre alle 18 per ogni raggruppamento.

2009

Si celebrano i 100 anni del Comitato Regionale Lazio. Alla grande festa organizzata nell’Auditorium del Santuario del Divino Amore intervengono il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, e il presidente della Lega Dilettanti, Carlo Tavecchio.

Viene lanciato l’esperimento del “calciatore arbitro”, ovvero dei giovani della categoria Juniores che vanno a dirigere gare dell’attività di base.

2010

Il calcio laziale viene ricevuto, per la prima volta nella sua centenaria storia, dal papa in un’udienza pubblica. Emozione e commozione nella Sala Nervi, riempita con oltre duemila persone tra dirigenti, calciatori e allenatori delle squadre del Lazio.

2011

Per la terza volta in meno di dieci anni, al Lazio viene assegnata l’organizzazione del Torneo delle Regioni. E’ un’edizione speciale, che coincide con i 50 anni del torneo e per la prima volta tutte e sei le categorie su cui si articola il torneo si ritrovano in un’unica sede. Viene scelta di nuovo Fiuggi, ed è un successo, di gioco, di colore e organizzativo.